| Negata la scorta a Saviano! |
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<<Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta>>.Queste le parole del capo della squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani. Oggi su Repubblica esce un articolo che mi ha dato lo spunto per fare una riflessione e portare alla vostra attenzione un fatto di cronaca di valore indiscutibile.
Partiamo dicendo che "La Repubblica" è stato ...
... l'unico quotidiano a parlare di questo; ciò a testimonianza di quanto risalto sia stato dato alla notizia.
Entriamo però nel merito.
Dopo la scrittura di Gomorra e le minacce ricevute durante il processo Spartacus, Saviano - intimorito da tutto ciò - chiede la scorta e fornisce delle motivazioni per questa richiesta che la squadra Mobile di Napoli è tenuta e verificare.
Dopo tale verifica la scorta gli viene negata. Come mai dato che era stato pubblicamente minacciato durante un processo?! Non era sufficiente come motivazione?!
Ad una domanda di un giornalista, sempre su questo tema, Pisani risponde così: <<Io faccio anticamorra dal 1991. Ho arrestato centinaia di delinquenti. Ho scritto, testimoniato… Beh, giro per la città con mia moglie e con i miei figli, senza scorta. Resto perplesso quando vedo scortate persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, carabinieri, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni. Non ho mai chiesto una scorta. Anche perché non sono mai stato minacciato. Anzi, quando vado a testimoniare gli imputati mi salutano dalle celle>>.
Mi chiedo cosa c'entri tutto questo con la scorta di Saviano. Pisani fa una comparazione che non ha motivo di esistere. Alla sua risposta verrebbe da replicare: E allora? Se lei viene salutato e Saviano minacciato, appare ovvio chi ha bisogno della scorta, no? Poi l'intervista prende un'altra piega e si comincia a parlare di dignità umana nei rapporti coi camorristi, di modalità di indagini, di risultati ottenuti da Pisani. Ma tutto questo non c'entra nulla con Saviano; un intellettuale che ha scritto un libro che ha fatto tremare la coscienze degli italiani. Ferisce più la penna della spada! Io capisco tutte le obiezioni che Pisani solleva e sono d'accordo che non si debba trasformare un evento culturale in un fenomeno mediatico, ma da qui ha rifiutare la scorta a Saviano ce ne corre. Per fortuna, ci ha pensato il capo della polizia Manganelli a rassicurare tutti dicendo: <<Saviano resta a rischio, siamo pronti a rafforzare la protezione>>. E siamo tutti più tranquilli. Non si vuole fare un processo a Pisani per le sue affermazioni, come invece fa "La Repubblica", insinuando non si sa bene cosa.
Seguendo quella che è la linea della nostra testata giornalistica, si tenterà, una volta saziata l'Informazione Pura, di fare un ragionamento razionale ed obiettivo sulla vicenda. Partiamo da qui. Alle parole di Pisani si aggiungono quelle di Tano Grasso. Egli discute di "gomorrismo" come se fosse un fenomeno mediatico che disturba la normale routine delle denunce a carico dei camorristi, che crea un clima di sfiducia nella lotta alla criminalità organizzata e che ostacola le indagini. Queste parole, però, come quella del capo della squadra Mobile mancano il bersaglio, non colgono il centro del problema. Saviano è uno scrittore.
Non denuncia (nel senso giuridico della parola) nessuno, nè tantomeno svolge indagini che possano portare ad arresti di nessun tipo. Saviano scrive un romanzo. Descrive una realtà, che serve in primis, a prendere coscienza a chi la vive. Ai giovani, innanzitutto. Pisano cita Brecht, dicendo: <<beato il paese che non ha bisogno di eroi>>; allora io dico: beato il paese che ha ancora gente come Saviano che mette a rischio la propria vita e la qualità della vita (non deve essere bello addormentarsi sapendo che ti voglio sparare nemmeno se possiedi un milione di euro) per gli altri, per il proprio Paese, per ridare dignità alle persone e provare a rilanciare la speranza. Il primo passo per tornare a sperare è proprio quello di accettare la realtà che ci circonda. Da lì, poi, si potrà ripartire per riedificare una coscienza sociale ed una società civile. Sono opere come "Gomorra" che hanno una grandezza immensa, sono le pietre su cui l'Italia dovrà essere rifondata e le dighe morali che tengono separate giustizia ed ingiustizia. Saviano ha fatto quello che i collaboratori di questo nostro giornale online vogliono fare: ossia dire la "verità", anche quella più celata, fornire una "informazione pura" al popolo in modo tale che si possa far una propria opinione il più possibile obiettiva, in modo che si desti dallo stato di ignoranza che il nostro Stato produce (senza distinzione tra destra e sinistra politica) tramite accurati insabbiamenti o distorsioni delle informazioni. Basti ricordare il nostro precedente articolo su Paolo Borsellino (qui). Quindi "ci sentiamo" - tutti noi del giornale - di dire grazie a Saviano per quello che ha fatto e ci sembra il minimo che il nostro Stato lo protegga, se ha ancora un minimo di amore per se stesso. Bisogna tutelare l'Informazione Pura e quelle poche e coraggiosissime persone che la fanno o che la garantiscono.
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