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MAFIA, MAXIOPERAZIONE NELL'AGRIGENTINO PDF Stampa E-mail

eseguite nove ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di presunti mafiosi e imprenditori vicini a Cosa nostra. L'inchiesta coinvolge appartenenti ai clan agrigentini e un imprenditore catanese accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravato.

Blitz antimafia dei carabinieri del Reparto operativo di Agrigento: eseguite nove ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di presunti mafiosi e imprenditori vicini a Cosa nostra.

 

L'inchiesta coinvolge appartenenti ai clan agrigentini e un imprenditore catanese accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravato.

Dall'indagine è emerso l'interesse del clan, che fa capo al superlatitante Giuseppe Falzone, all'appalto bandito per la costruzione e la gestione della discarica di Campobello di Licata.

La cosca avrebbe messo le mani inoltre sulla realizzazione dell'hard discount Eurospin, sempre a Campobello.

L'inchiesta è stata coordinata dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Fernando Asaro e Giuseppe Fici.

I militari hanno notificato anche una serie di provvedimenti di sequestro di beni a presunti prestanomi del boss Falzone. Sono due i decreti di sequestro, eseguiti dalla Dia di Catania.

Le indagini di natura economico-finanziaria e patrimoniale della Direzione investigativa antimafia, effettuate tra il 1996 e il 2010, hanno puntato a capire la capacità di reddito di Frisenna e del suo nucleo familiare, accertando una notevole sperequazione tra quello dichiarato e il patrimonio posseduto.

Le indagini di natura economico-finanziaria e patrimoniale della Direzione investigativa antimafia, effettuate tra il 1996 e il 2010, hanno puntato a capire la capacità di reddito di Frisenna e del suo nucleo familiare, accertando una notevole sperequazione tra quello dichiarato e il patrimonio posseduto.
Secondo l'accusa l'ex assessore era "un riferimento strategico nel settore dei pubblici incanti"" e "il tramite con i responsabili di altri settori delle autonomie locali su cui la cosca intendeva speculare".

"La prova dell'appartenenza organica di Frisenna alla famiglia etnea di Cosa nostra", si sostenne al momento del suo arresto da parte della Procura, si "coglie dai diretti e reiterati incontri con il reggente, all'epoca dei fatti, dell'intera organizzazione: Angelo Santapaola, cugino del boss Benedetto", ucciso nel 2007 dal suo stesso gruppo.

Written by Benny81 ...superviewed by Manager_ Valerio Rossi

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