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PEDOFILIA-VATICANO: SPUNTA IL CASO MURPHY PDF Stampa E-mail

Papa Ratzinger

 

Ratzinger sapeva di un prete americano, colpevole di centinaia di abusi.

 

É accaduto negli anni Novanta, ma l’episodio fa riesplodere le polemiche sui silenzi della Chiesa. Arrivano dall’America – pubblicate dal New York Times – accuse dirette al cardinale Ratzinger, quando era prefetto dell’ex Sant’Uffizio, cioè la Congregazione per la Dottrina della fede.

Su documentazione degli avvocati di alcune vittime viene rivelato che un certo padre L. Murphy, impiegato in un istituto per sordi tra il 1950 e il 1974, si è reso responsabile di duecento abusi su minori.

Un caso ignobile.

Nel 1996 il vescovo della diocesi monsignor Weakland (più tardi ritiratosi per avere usato fondi diocesani in modo da tacitare un suo ex partner gay) si rivolge al cardinale Ratzinger per chiedere come procedere.

Due sue lettere rimangono senza risposta.

Otto mesi dopo mons. Bertone (allora segretario della Congregazione) dà l’indicazione di avviare un processo canonico.
Ma il prete colpevole scrive direttamente a Ratzinger e ottiene ascolto.
E allora dal Vaticano parte un altro “consiglio” al vescovo di Milwaukee.

Murphy parla del suo pentimento, invoca gravi condizioni di salute e chiede al cardinale: “Voglio semplicemente vivere quello che mi resta nella dignità del mio sacerdozio”. 

Risolvere “pastoralmente” il caso.

Di fatto non viene adottata nei confronti del prete alcuna sanzione canonica.

Morirà nel 1998, indossando ancora la tonaca.

Durante la sua carriera di predatore non è mai stato punito, ma invece trasferito in varie scuole ed istituti.

vescoviLa notizia esplode con il fragore di una bomba e fa il giro del mondo.

Replica il portavoce vaticano padre Lombardi che nulla impediva al vescovo locale di adottare le punizioni necessarie.

Fu un “caso tragico”, ammette, un abuso compiuto ai danni di persone “particolarmente vulnerabili” ma sulla decisione di non proseguire il processo – spiega – ha influito il fatto della salute molto precaria del prete e la constatazione che gli episodi risalivano a oltre vent’anni prima.

Di fronte all’ondata di indignazione che monta – il New York Times scrive che il “Vaticano non ha imparato la lezione”, dagli scandali, che hanno provocato l’espulsione di settecento preti colpevoli – interviene l’Osservatore Romano.

Il quotidiano della Santa Sede replica indignato: “Nessun insabbiamento”.

Scrive l’Osservatore che il vescovo di Milwaukee aveva già avviato per suo conto una “procedura canonica”.

Spiega l’Osservatore che le lettere del vescovo Weakland, arrivate vent’anni dopo i fatti, si riferivano soltanto ai casi di “adescamento in confessionale” e che Bertone aveva risposto di “procedere secondo quanto stabilisce (il documento Vaticano) Crimen Sollicitationis”.

La parte debole della difesa vaticana si rivela, tuttavia, a proposito della richiesta rivolta da Murphy direttamente a Ratzinger di “interrompere il procedimento canonico”.

Invece di ribadire la necessità di svolgere senza indugio una processo canonico a fronte dell’enormità dei delitti commessi, la Congregazione per la Dottrina della fede (a firma Bertone) “invita il vescovo di Milwaukee – così l’Osservatore – a esperire tutte le misure pastorali previste dal canone 1341 per ottenere la riparazione dello scandalo e il ristabilimento della giustizia”.

É un invito generico, perché nei fatti Murphy rimarrà prete e nei pochi mesi che gli rimangono da vivere non c’è nessuna sanzione ecclesiastica che abbia il valore di un segnale dinanzi all’opinione pubblica.

I volti delle vittime, nella loro concretezza, nel loro dolore duecento volte vissuto, rimangono assenti in questo burocratico carteggio.

In difesa della Santa Sede interviene polemicamente anche Avvenire, documentando che la giustizia americana aveva archiviato il caso.

Weakland, di fronte al ripetersi di denunce per abusi, aveva sottoposto il prete-predatore a “quattro lunghi interrogatori” con l’assistenza di esperti.

vescoviNe era emerso il quadro clinico del “pedofilo tipico” da raccomandare a trattamento psicoterapeutico.

Resta il fatto, come risulta dalla stessa documentazione dell’Avvenire, che dopo la denuncia della prima vittima Murphy fu semplicemente allontanato dalla diocesi dove era avvenuto il fatto e mandato con un certificato “per motivi di salute” in un altro posto (a vivere presso la madre), continuando tranquillamente a esercitare il suo sacerdotale in una parrocchia.

In Vaticano pochi sembrano rendersi conto che le spiegazioni parziali – che non affrontano il problema chiave della non-punizione del prete colpevole e del suo permanere in attività – finiranno per essere un gigantesco boomerang.

Ieri si è svolta ai limiti di piazza San Pietro una manifestazione lampo dell’associazione Snap, che riunisce vittime di abusi sessuali commessi dal clero in America.

Due vittime e due militanti dello Snap hanno distribuito volantini anti-Ratzinger.

É solo l’avvisaglia di iniziative che potrebbero ripetersi più massicce in vari paesi.

Se le autorità ecclesiastiche si illudono che basti gridare al complotto contro il Papa senza fare piena luce su tutte le denunce pervenute alla Congregazione per la Dottrina delle fede – e sono 3000 solo nell’ultimo decennio – commettono uno sbaglio.

Già in Italia le vittime cominciano a organizzarsi.

L’Espresso anticipa una mappa di quaranta casi: dal Trentino-Alto Adige, al Piemonte, alla Lombardia e poi Veneto, Campania, Puglia, Molise, Lazio, Sardegna, Sicilia, Umbria e Liguria.

Written by AxelKnoldge   modificated by Manager_Igor Scarabel

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