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| SHIRIN NESHAT "DONNE SENZA UOMINI" |
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 Shirin Neshat, famosa artista contemporanea iraniana,ha presentato ieri al cinema Odeon di Firenze il suo primo lungometraggio: "Donne senza uomini"(premio per la miglior regia al Festival di Venezia di quest'anno).
Fotografa, videoartista, adesso diviene regista di un suo film tratto da un avvincente romanzo di una donna iraniana che ha vissuto sulla propria pelle l'oppressione del regime e la drammatica situazione di "essere una donna" in Iran e voler esprimere il proprio pensiero. Neshat ha incontrato il pubblico prima della proiezione del film parlando del mondo degli artisti iraniani, dell'arte contemporanea e delle donne in Iran, facendo nascere un vero e proprio dibattito.
Invidia un pò gli artisti occidentali che possono scegliere di parlare di politica o astenersi. Gli artisti iraniani sono "politici dalla nascita". Fa poi la differenza tra gli artisti iraniani che vivono in Iran e quelli iraniani che vivono fuori. Ad un certo punto del dibattito un uomo iraniano ha preso la parola attaccando la Neshat con un certo risentimento sottolineando la gravità della situazione in Iran. Ha anche parlato della ricchezza di storia e tradizioni del suo paese sottolineando molto sottilmente l'"occidentalizzazione" che molti artisti iraniani perseguono per creare uno scenario "esotizzato", accattivante per un pubblico occidentale. La donna con il burqua è spesso una tematica che  "attrae"l'occidentale perchè fa parte di un immaginario collettivo intriso di mistificazione, odio, desiderio, mistero. Nonostante tutto l'artista ha detto di essere spesso il bersaglio di rappresentazioni semplicistiche.
La sua non è una posizione facile: si definisce "attivista", "artista politicizzata", "artista iraniana" ma soprattutto donna. La donna che vuole trasmettere attraverso la sua espressione artistica un dramma collettivo, una realtà . Written by LAFRA   modificated by Igor Scarabel |




In questa circostanza ha definito gli artisti iraniani come dei "reporter" e quando una donna le ha chiesto se è giusto rendere l'arte politicizzata lei ha risposto che un artista che nasce in Iran (e per artista intende scrittore, artista visuale, regista..) esposto alla censura, al regime, all'oppressione e si sente "obbligato" di parlare di questo dramma in cui vive attraverso la propria espressione artistica. Lei è esule ma non vive con serenità il fatto di essere costretta a vivere fuori dala propria patria. 





