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EUROLANDIA: SPAGNA ANELLO DEBOLE? PDF Stampa E-mail

ANTEFATTO – Ieri il crollo delle borse europee che hanno bruciato circa 150 miliardi di euro. Stamani, invece, ero in un magazzino dove il titolare si lamentava del fatto che gli spagnoli vogliono ulteriori sconti a causa della crisi.

IL FATTO – Neppure il tempo di gioire per il risultato raggiunto con lo storico sorpasso sull'economia italiana che la Spagna adesso prega che la crisi economica non la investa nuovamente. La Spagna, da paese ad alta crescita economica, si sveglia come anello debole dell'Unione Europea, così come Portogallo e Grecia. Vediamo di fare chiarezza sulla situazione in Eurolandia.

Il premio Nobel per l'economia del 2008, Paul Krugman, ha affermato senza mezzi termini cheil principale problema per la zona euro oggi non è la Grecia, ma la Spagna”. Già quella Spagna guardata come modello da imitare da molti politici italiani adesso è diventato un “problema” per l'intero sistema Europa:

i conti pubblici di Madrid fanno paura alle borse di tutto il mondo e mettono i brividi ai responsabili economici di Bruxelles: a poco sembrano servire le parole di rassicurazione di Jean-Claude Juncker che ha ammesso che “Spagna e Portogallo non rappresentano un un rischio” per la zona Euro. Ma queste parole non sembrano convincere nessuno.

 

I CONTI SPAGNOLI – La Spagna è il paese europeo che sembra subire maggiormente i colpi della crisi, anzi, sembra proprio che il paese non abbia la forza per uscire dalla crisi economica: la sua economia si trova ancora in recessione, il debito pubblico l'anno scorso e' salito al 55,2% del Pil e arriverà al 74,3% del Pil nel 2012, mentre il deficit nel 2009 è volato all'11,4% e il governo punta a riportarlo sotto il 3% nel 2013. La ricetta che il governo Zapatero ha trovato è la classica soluzione che richiedono situazioni del genere: tagli alla spesa, aumenti delle tasse, lacrime, sangue e innalzamento dell'età pensionabile dai 64 ai 67 anni, per fare in modo che la previdenza sociale non gravi ulteriormente sui conti statali.

Questo il piano varato dal ministro dell'economia spagnolo Elena Salgado che si è apprestata a rimandare al mittente il paragone tra Spagna e Grecia: “la situazione in Spagna è molto diversa da quella greca. Il governo spagnolo si sta muovendo per uscire dalla crisi.”

Ma il piano salva-Spagna non convince gli analisti economici internazionali: il Financial Times per esempio definisce il piano stilato dalla Salgado non solo incompleto ma anche irrealistico nella sua attuazione. Il perché di questa affermazione va ricercata nel fatto che per giungere al 3% del deficit nel 2013, l'economia spagnola dovrebbe cresce del 3% annuo, scenario improbabile vista la congiuntura economica del momento.

 

CHI SI FIDA DI ZAPATERO? - Zapatero ha detto che la Spagna è “un paese serio e che manterrà le promesse fatte.” Intanto rassicura Washington che i conti pubblici restano ad un livello gestibile e che superato il momento di crisi ci sarà tutto il tempo di ripianare il bilancio dello Stato. Ma sono in pochi a credere alle parole di Zapatero che, in precedenza, aveva fatto circolare previsioni ottimistiche riguardo la situazione del suo paese che poi si sono rivelate totalmente inaffidabili: a settembre aveva dichiarato che il deficit per il 2009 sarebbe stato del 5,2, a novembre era diventato dell'8,5%. Adesso è arrivato all'11,4%.

Cresce intanto anche la disoccupazione. Si stima che nel 2010 saranno 4 milioni i lavoratori spagnoli che non avranno più un lavoro. Circa il 20%. Lo stesso Financial Times mette in luce l'eccessiva spesa pubblica per creare piani di occupazione che poi si sono rivelati fallimentari.

 

INDUSTRIA IN CALO E IMMOBILIARISTI IN DIFFICOLTA' – Anche i dati macroeconomici ultimi non aiutano l'ottimismo in Spagna: la produzione industriale è in calo dell'1,4% su base annua. Nel 2009 il calo totale è stato del 12,9%. La produzione di beni di consumo è in calo di quasi il 9%. A salvare i conti spagnoli sono state le banche che hanno acquistato i titoli emessi dal tesoro, a differenza di quanto accaduto in Grecia a dicembre.

In crisi soprattutto il mercato immobiliare: il mercato delle case era stato il volano dell'economia spagnola ma adesso, con i grandi costruttori indebitati fino al collo con le banche e con gli acquirenti restii a comprare, rischia di essere il settore che maggiormente danneggia l'intero sistema economico spagnolo.

 

DI RIFLESSO IL PORTOGALLO – La situazione spagnola si riflette sull'altra parte della penisola iberica, il Portogallo, dove si regista il deficit più alto dal 1974, anno della nascita della democrazia: debito pubblico al 9,3% del Pil, ed impegno a riportarlo al 3% entro il 2013. Anche il ministro dell'economia portoghese, Fernando Teixeira dos Santos, ci tiene a precisare che il Portogallo non è la Grecia e che l'obiettivo è raggiungibile.

Written by Andrea Turi

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Mercoledì 12 Dicembre 2018 05:40
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