CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA. SOLUZIONE ALLA CRISI ENERGETICA?

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CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA. SOLUZIONE ALLA CRISI ENERGETICA? PDF Stampa E-mail

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Vi do uno spunto per fare delle ricerche che vi permetteranno di capire.

 

 

Quello che sappiamo è che avremo un buon risparmio sulla bolletta, che non dovremo più dipendere dal petrolio e quindi da altre Nazioni e che non dobbiamo aver paura di eventuali incidenti come quello di Chernobyl perché, ovviamente, con gli anni sono stati approfonditi gli studi sulla sicurezza….e che abbiamo votato al referendum del 1987 per la chiusura delle stesse.

Quello che diciamo è: “Le hanno in Francia, praticamente sotto il nostro naso, se dovesse succedere qualcosa saremmo comunque fregati, e allora almeno godiamocelo e paghiamo meno”.

Però c’è chi ha calcolato che anche le condizioni meteorologiche hanno una notevole importanza nel trasportare o far cadere al suolo gli elementi radioattivi,quindi, non è corretto affermare che la presenza di centrali nucleari a noi vicine come quelle in Francia o in Svizzera determini situazioni analoghe all'avere impianti sul territorio italiano: in genere l'area di maggior controllo in caso di incidente severo è stimata in 50-70 km dal sito, anche a seconda della situazione meteo. 

Quello che invece non viene tanto discusso è dei costi che verranno aggiunti per costruire le centrali,per il loro mantenimento, per lo stoccaggio dei residui radioattivi (che non si possono smaltire, ci stanno ancora studiando su.

Però intanto facciamole!), lo smantellamento che deve avvenire dopo al massimo trenta anni, e la bonifica del terreno che ne segue. Senza ovviamente considerare le tempistiche.

Che l’Uranio naturale è presente in molte rocce, ma si trova in quantità più elevate nella pechblenda e la carnotite e che i giacimenti più ricchi sono negli Stati Uniti, nel Canada, nel Congo, in Russia e nel Kazakistan…..basta secondo recenti studi …….e in Italia? E l’indipendenza dalle altre Nazioni?

Abbiamo fatto le guerre per il petrolio, così faremo per l’Uranio.

Che la soluzione per la sicurezza é la distanza delle centrali dai centri abitati  di circa 50Km.

Con il Disastro di Cernobyl del 1986 la nube radioattiva ha percorso praticamente tutta l'Europa con gravi conseguenze, e le aree circostanti la centrale sono tutt'ora inadatte alla permanenza umana (fu evacuata un'area di circa 30 km di diametro).

Che L'impatto ambientale in caso di incidente grave in una centrale, che è una delle preoccupazioni che riguardano l'uso civile dell'energia nucleare non è l'unico impatto possibile: anche l'estrazione, la purificazione, l'arricchimento, il trasporto e lo stoccaggio delle scorie.

Oltre ad un eccessivo consumo di risorse idriche ed energetiche nonché l'uso di sostanze chimiche (fluoro, acido solforico) .

Che considerata la durata media di tali impianti (25-30 anni dal momento dell'accensione del reattore), alla data dei referendum italiani (1987) la centrale di Garigliano era già stata chiusa per raggiunti limiti d'età mentre quelle di Latina e Trino lo sarebbero state entro pochi anni.

L'unica centrale che è davvero stata chiusa prematuramente è quella di Caorso in provincia di Piacenza. Abbiamo scelto una cosa che non aveva scelta.

Che abbiamo alternative non a rischio di esaurimento , meno costose, pericolose e “tossiche”: le energie rinnovabili, ossia quelle fonti il cui utilizzo attuale non ne pregiudica la disponibilità nel futuro: il sole, il vento, il mare, il calore della Terra.

E che l’uranio è tra quelle “non rinnovabili”,quindi limitate nel futuro.

Si approssimano circa 100 anni di disponibilità ai ritmi attuali.

Ovviamente tutti i metodi hanno i loro pro e i loro contro e l’argomento è molto più ampio di ciò che è scritto in questo articolo ma, a noi la scelta, finché ci è permesso di scegliere.

Informiamoci, traiamo le nostre conclusioni, solo la conoscenza rende liberi, non il petrolio e non l’uranio.

Written by Cinzia Aiello   modificated by Manager_Igor Scarabel

 

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