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| BERLUSCONI MINACCIA, NAPOLITANO ALZA LA VOCE: RETROSCENA DELL'ULTIMO INCONTRO AL QUIRINALE |
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Beh alla fine del "decreto salva-liste" non ce ne sarebbe stato neanche bisogno, visto che i tribunali amministrativi di Lazio e Lombardia hanno quasi completamente sanato per via giurisprudenziale la situazione venutasi a creare. Â
La storia di questo provvedimento, dunque, rimarrà agli atti come l'ennesima vicenda politica drammatizzata all'inverosimile, che ha rischiato di aprire un vulnus pericoloso nel tessuto democratico della Repubblica e ha lacerato ancor di più il rapporto - di per sé tutt'altro che solido! - tra i cittadini e le loro Istituzioni. Ciò che non rimarrà senza conseguenze è senz'altro il plateale scontro avvenuto tra i sontuosi saloni del Quirinale tra il Presidente della Repubblica ed il Presidente del Consiglio, nella serata di venerdì...   Chi vi ha assistito racconta, sottovoce, di un Premier che avrebbe dato in escandescenze, forte del suo sostegno popolare - continuamente evocato nella considerazione di essere «l'unica Carica repubblicana eletta dal popolo» -, che nella sua personalissima visione del potere lo metterebbe al di sopra di tutte le procedure di garanzia. Â
Berlusconi, lo sappiamo, è un uomo che ha fondato aziende ed è abituato a comandarle: non c'è di che stupirsi se mal sopporta quegli interlocutori che cercano di limitarne la spinta decisionale. Tuttavia, stavolta, sarebbe andato troppo oltre, a detta perfino dei suoi ministri (che componevano la delegazione governativa) e che sarebbero rimasti in silenzio, allibiti.  Berlusconi si sarebbe espresso con «brutalità » nei confronti del Capo dello Stato (così come non gli era più capitato dai tempi di un altro inquilino del Colle con cui ebbe molti epici scontri, ovvero Scalfaro): tra parole fuori controllo, la minaccia di scatenare la piazza e la pretesa di una firma «dovuta», si esigeva il via libera al varo di un decreto che aprisse di nuovo i termini (scaduti) per la presentazione delle liste. E' stato più o meno a questo punto che il Presidente ha alzato anch'egli la voce: «Se davvero ne siete convinti, provateci e io solleverò un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. E vedremo chi ha ragione!» Solo a questo punto, dicono, il Premier si sarebbe arreso.  Le mura del Quirinale, l'antico palazzo papalino che era vissuto dai pontefici come luogo più salubre rispetto al Vaticano, grondano Storia: gli arazzi, i damaschi alla pareti, i pavimenti provenienti dalla Villa di Adriano, ne devono aver viste e sentite di tutti i colori. ...E continueranno a vederne e a sentirne! Ma il Presidente della Repubblica no. Si è stufato. Come si può evincere dalla conclusione del suo intervento su internet:  «Il senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici ed istituzionali a non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie e a chi governa di rispettarne costantemente funzioni e poteri.» Written by Simone Muti |










