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| ANCHE L'UNIONE EUROPEA AVRA' LE SUE AMBASCIATE! |
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 E' di pochi giorni fa la notizia che il "Consiglio Affari Esteri" dell'Unione Europea, a cui partecipano i ministri competenti di ogni stato, ha dato il via libera al cosiddetto Servizio Europeo per l'Azione Esterna (SEAE).
Cosa si nascode dietro questo burocratico nonché cavilloso nome? Si tratta della costituzione di vere e proprie ambasciate dell'UE. Sarebbero una buona cosa (o forse no: ma entrambe le opinioni potrebbero essere sostenibili!) se andassero a sostituire quelle degli Stati membri, che hanno l'evidentissimo inconveniente di essere presenti a grappoli in un medesimo Paese, ognuna rispondente al relativo Governo, tutte quasi sempre scoordinate nella loro azione! E invece le future "Delegazioni dell'Unione" (è questo il nome che assumeranno le ambasciate d'Europa) saranno aggiuntive rispetto a quelle nazionali. A Washington, ad esempio, dove tutte le nazioni europee hanno una propria ambasciata, queste continueranno ad operare e ad esse si affiancherà la suddetta "Delegazione". Siamo sicuri che sia il modo migliore per andare verso un coordinamento della politica estera a livello comunitario? Beh, forse, proprio sicuri sicuri non lo erano, giacché i funzionari che hanno elaborato tale proposta, hanno attribuito ai "Delegati dell'UE" anche il compito di presiedere le riunioni di tutti gli ambasciatori europei in loco, al fine di esprimere una posizione comune. Ci sarebbe da chiedersi se in un periodo di crisi come questo, dove a causa del possibile tracollo greco, l'Euro stesso è sottoposto a forti sollecitazioni, spendere i soldi dei cittadini per creare una inutile duplicazione, sia proprio la decisione più saggia... A dir la verità già oggi la Commissione Europea dispone di rappresentanze sparse nel mondo in circa 150 paesi, pertanto il "SEAE" non sarebbe altro che un allargamento di una struttura già esistente. Allargamento, in ogni caso, cospicuo perché il "Servizio" prevede un corpo diplomatico comunitario compreso tra le 5.000 e le 7.000 unità di funzionari e che, nel primo bilancio annuale, si prevede assorbirà  almeno 6 miliardi di Euro! Si dirà che l'approfondimento dei legami europei è sempre avvenuto per affiancamento di strutture comunitarie, e mai per sottrazione di enti nazionali. E' giusto ma..., è necessario che l'Europa abbia il proprio sistema diplomatico? Non potrebbe agire attraverso quelli degli Stati membri come fa, ad esempio, la Banca Centrale Europea attraverso le Banche Centrali Nazionali?    Di certo l'unico aspetto positivo dell'intero progetto è che le "ambasciate continentali" faranno capo ad un'unica figura comunitaria: all'Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune (Mr. PESC), e rappresenterebbero tanto gli interessi della Commissione, quanto quelli del Consiglio Europeo.
L'attuale Mr. PESC, infatti, assume le sembianze di una Mrs., anzi di una Lady: la Baronessa Catherine Ashton, ghigno cavallino e tanta -immaginiamo- riconoscenza verso chi l'ha fatta nominare contro ogni logica. Lady Ashton, laburista (mentore: Tony Blair), non è mai stata Ministro nel suo Paese, mai si è occupata di relazioni internazionali, a parte un anno in cui ha ricoperto la carica di Commissario europeo al commercio con l'estero, e al suo esordio al Parlamento di Strasburgo, così rispose a chi le chiedeva cosa intendesse fare per arrivare al seggio europeo alle Nazioni Unite: «Non lo so. Non mi è ancora capitato di pensarci!»  ...Secondo alcuni, la nomina della Ashton, è la dimostrazione più evidente del fatto che gli inglesi stanno in Europa per sabotarne le iniziative dall'interno.
 Secondo altri, difficilmente, i Capi di Stato e di Governo avrebbero nominato un personaggio capace di metterli in ombra. Ma allora, c'è da chiedersi, che senso ha buttar via i soldi (a queste condizioni!) per una politica estera comune?  Written by Simone Muti  modiicated by Igor Scarabel |











