|
||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||
|
|
| GEORGE BUSH: E' GIA' TEMPO DI RIMPIANGERLO? |
|
|
|
|
Â
 «Già vi manco?» La faccia è quella sorniona di George W. Bush. La scritta, ovviamente in inglese, è apposta appena più sotto, su di un cartellone ai lati di un'autostrada americana nei pressi di una cittadina nello Stato del Minnesota.
Il manifesto nostalgico dell'ex-presidente apparso un mese fa, si è scoperto, è stata una provocazione di un gruppo di imprenditori locali già  stanchi della politica di Obama. E tuttavia, alla pari di un "manifesto politico" esso ha aperto il dibattito, non tanto in ambienti repubblicani quanto, questa è la sorpresa, anche nel mondo della stampa vicina ai democratici. La vittoria del primo afroamericano nella corsa per la Casa Bianca, aveva acceso un sacco di aspettative che, appena a un anno dal suo insediamento, sono andate piano piano attenuandosi fino all'insoddisfazione. Quando, durante la campagna elettorale, Barack Obama accusava l'amministrazione Bush di ogni nefandezza, il sottinteso era: farò tutto il contrario! Non che il presidente americano non ci abbia provato: semplicemente ha dovuto accettare compromessi al ribasso (come nel caso della riforma sanitaria: non certo di portata epocale) o ripensamenti, specie sull'arsenale di leggi antiterrorismo lasciategli in dote dal suo predecessore, che non possono essere ammainate se non a rischio di indebolire la lotta al terrismo internazionale. La base di Guantanamo, ad esempio, non è ancora stata chiusa nonostante le promesse, né la giurisdizione civile invocata per gli attentatori dell'11 settembre, pare, sarà riunita a tale scopo. E' vero che il 44° presidente si trova ad affrontare questioni che già prese singolarmente farebbero tremare i polsi a qualunque politico, ma quello che veramente danneggia l'immagine dell'attuale amministrazione è la politica dei "passi indietro".
Anche il barlume di democrazia che si intravede in Iraq, dove alle recenti elezioni generali il 62% degli aventi diritto è andato a votare, sono una benemerenza riconosciuta alla passata amministrazione.  Tutto contribuisce a questo clima generale di riabilitazione per "George il giovane", che pur uscì di scena con uno dei più disastrosi tassi di approvazione nei sondaggi, a cui l'attuale presidente, tuttavia, concorre: alla Casa Bianca si è apprezzata la scelta di astenersi dal dibattito politico dell'ex-presidente, come pure il buon gusto di non aver mai attaccato il suo successore.
Forse è anche per questo motivo che Obama gli ha affidato il ruolo di "testimonial" assieme a Bill Clinton dell'intervento americano ad Haiti, e gli ha chiesto di intercedere presso il leader conservatore inglese Cameron in merito al processo di pace in Irlanda del Nord. Dunque "tutto il mondo è paese"! Anche negli USA pare valga il famoso motto: " si stava meglio quando si stava peggio"... Written by Simone Muti  modificated by Igor Scarabel |




Sotto questo aspetto, il decisionismo, che fu l'approccio al governo di W. Bush, non può far altro che evidenziare i tentennamenti provenienti dallo Studio Ovale!





