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| RE DENARO DEPRIME L'EUROPA |
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 L'Europa unita, molto economica e poco politica fa sempre più fatica. Â
Le decisioni unanimi si prendono col misurino, perchè la logica dei singoli Stati non sempre vuol cedere alle esigenze comuni. Ed è così che anche sulla sorte dell'euro e sui modi per difendersi dalla speculazione le strade magari divergono e si complicano. L'esempio di questi ultimi giorni è lampante. Una Merkel impaurita ma decisa, teme per la moneta unica e dall'altra parte sospende e vieta in Germania le transazioni in scoperto di titoli di Stato e di altri prodotti finanziari. Christine Laforgue, ministro dell'economia francese mostra di non gradire allarmi e provvedimento. Eppure l'asse Parigi-Berlino ha retto per molto tempo il procedere ordinato delle questioni continentali. Ora è tutto più difficile e si aspettano nuove dai prossimi vertici europei, per ridurre a sintesi praticabile ciò che ciascuno fa e pensa per sè. Le Borse impazziscono e alternano risultati; la speculazione forse ride, visto che di spazi ne trova sempre. Re denaro, insomma, decide più dei tassi di crescita, dello stato concreto delle economie e della loro complessiva affidabilità . Non mancano forse le regole? Si giustifica l'euro depresso o è un gioco malato che deve finire? Se l'Europa fosse davvero più unita e solidale non avremmo continui terremoti e si potrebbe parlare di ciò che è utile: come difendere il lavoro, la cultura, i redditi e la dignità sociale dei cittadini. Ma l'Unione, nonostante le periodiche riforme, rimane fragile: un'enorme elefante in catene. Quando può invece decidere la musica cambia, ma i singoli Stati sono gelosi della loro autonomia e gli strumenti vogliono suonarli in ordine sparso, come piace a ciascuno. Così il re dei nostri giorni ride e tradisce, deprimendo una politica troppo sfilacciata e arrendevole. Troppe bandiere, insomma, al posto di un'unica che sappia sventolare e farsi valere nell'intero globo. Questa difficoltà non toglie che, se la politica avesse voluto, regole migliori ai mercati finanziari se ne sarebbero già date.
Erano state promesse e dovevano essere un monito, dopo che la crisi aveva mostrato il suo volto di carta moneta, falsa e spergiura. I ritardi non pagano e lo mostra una speculazione che non ha imparato nulla e vola sempre più libera e disinibita. E' giusto lasciarle decidere delle nostre sorti? Written by Sergio Tazzer, il ligure    modificated by Manager_Igor Scarabel Â
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