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QUALCUNO FERMI LE TOGHE PDF Stampa E-mail

Toghe

 

In uno Stato di diritto il Primo Ministro, chiunque esso sia, qualunque reato abbia commesso, una volta eletto ...

... democraticamente dalla maggioranza degli elettori, non può essere soggetto a procedimento penale, se non con l'assenso del Parlamento.

In Italia, invece, il Capo del Governo, chiunque esso sia, viene offeso e dileggiato pubblicamente, gli si dà (nel caso di Berlusconi) senza alcuna remora del «malfattore seriale», si invoca la giustizia come soluzione alla sua presenza in politica, ed è oggetto di indagini, senza che ci sia alcun filtro a selezionare le ipotesi concrete di reato dalla persecuzione giudiziaria. 

Addirittura un Pubblico Ministero (nel caso contingente il Pm di Trani, Ruggiero) può anche ipotizzare l'interdizione ai pubblici uffici a carico del Presidente del Consiglio con la conseguenza di rendere illegittimo il mandato che ha ricevuto liberamente dagli elettori.

In uno Stato di diritto il Primo Ministro o qualunque parlamentare non può essere soggetto ad intercettazione delle proprie comunicazioni, né tantomeno le stesse possono essere trasmesse agli organi di informazione, senza l'assenso del Parlamento.

In Italia, invece, le intercettazioni del Presidente del Consiglio, di Ministri e di parlamentari, anche quelle senza alcuna rilevanza penale (nonostante la legge ne prescriva la distruzione), vengono trasmesse ai giornali e rese di pubblico dominio, con evidente lesione del diritto alla riservatezza degli interessati ma, soprattutto, con l'intento evidente di invocare una condanna della pubblica opinione prima che i fatti siano accertati in un regolare processo. 

In uno Stato di diritto il Ministro della Giustizia ha il diritto e il dovere di inviare i propri ispettori al fine di verificare che i magistrati rispettino le leggi.

In Italia, invece, l'atto del Guardasigilli Alfano nei confronti della Procura di Trani è stato sconfessato dall'organo di auto-governo dei magistrati che ha aperto una pratica interna al fine di «ribadire i confini tra l'ispezione e l'indagine giudiziaria, che non può essere compressa dall'ispezione stessa»!

In uno Stato di diritto il Consiglio Superiore della Magistratura non può emettere atti di indirizzo politico perché il suo compito è di gestire le posizioni dei magistrati.

In Italia, invece, il CSM interviene a censurare il Premier o altre personalità pubbliche ogni volta che esprimono la loro opinione su certa magistratura (in antitesi all'articolo 68 della Costituzione, per cui "i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse nell'esercizio delle proprie funzioni").

Toghe appese In uno Stato di diritto il Pubblico ministero, di norma, non ha l'«obbligo di esercitare l'azione penale» (ossia di avviare necessariamente le indagini appena ha notizie di un reato).

In Italia, invece, l'«obbligatorietà dell'azione penale» si trasforma nel suo esatto contrario, ossia nella licenza di scegliersi quali reati perseguire, giacché è naturale non poter lavorare a troppi casi contemporaneamente.

 

In uno Stato di diritto il Pubblico ministero, di norma, risponde al Ministro della Giustizia, poiché la politica di perseguire i reati rientra comunque nell'ambito dei poteri di indirizzo del Governo.

 

 

In Italia, invece, il Pubblico ministero, non soggetto ad alcun controllo da parte del potere politico, condivide la medesima carriera con i giudici, con l'evidente distorsione di mettere il giudice (che dovrebbe essere terzo ed imparziale) e l'accusa, su un piano di parità ed uguaglianza!

...Si potrebbe continuare ancora a lungo mettendo in evidenza l'anomalia italiana rispetto ai canoni "puri" di uno Stato di diritto.

Ma non è questo il nostro intento.

Se la giustizia funzionasse anche in questo Paese e non travalicasse quelli che sono i suoi confini istituzionali, potremmo pure sorvolare sulla sua unicità nell'ambito delle democrazie occidentali.

...Ma così non è.

Si sta andando troppo oltre. Gli abusi che vengono quotidianamente perpetrati non sono più tollerabili.

Si impone una riforma radicale.

Non perché farebbe comodo a Berlusconi; farebbe il bene della Repubblica!     

Written by Simone Muti  modificated by Manager_Igor Scarabel   

 

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Venerdì 16 Novembre 2018 12:29
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