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| FINI VS BERLUSCONI: SCENARI PER IL FUTURO |
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«Perché sennò che fai, mi cacci?!» Sembra la sfida rivolta dal bullo di turno al primo della classe quella, avanzata in sede di Direzione Nazionale PdL, che Gianfranco Fini ha rivolto a Berlusconi in conclusione del suo intervento. Â
Quello che è andato in onda ieri è stato un duello plateale, senza eguali, francamente indegno, che non si è mai visto da quando il Cavaliere è entrato in politica! Con esso si sancisce la rottura di un sodalizio politico che, tra alti e bassi, durava fin dal 1993. Alla fine Berlusconi esce confortato dallo scontro che lui stesso ha provocato: su 172 aventi diritto in quell'organo di partito, soltanto in 13 alla fine si schierano con il co-fondatore ed uno (Pisanu) si astiene.
Il documento prodotto e messo ai voti indica 9 punti su cui il Popolo della Libertà concentrerà i suoi sforzi di riforma ma, soprattutto, consegna “al presidente e ai coordinatori ogni iniziativa utile ad assicurare la realizzazione del programma e delle decisioni assunte dagli organi statutari...″ Praticamente è una minaccia di espulsione velata a chi non si uniforma al volere della maggioranza del PdL. E dire che l'intervento del Presidente della Camera era cominciato nel segno di un accomodamento: «La minoranza, e lo dico a scanzo di equivoci, non ha il diritto di sabotare le decisione della maggioranza». Mentre la terza carica della Repubblica parlava e la platea l'ascoltava con fastidio, il Capo del Governo è intervenuto più volte a correggerne i ragionamenti, mentre la sua mimica facciale diceva più di ogni parola! Quando Fini ha terminato l'intervento, ed il gelo è sceso sulla platea, Berlusconi, sconvolgendo il programma pur di rintuzzare il suo rivale, si è diretto al podio e, stringendogli la mano senza neanche guardarlo in volto, ha attaccato: «Mi sembra di sognare!» Ed è cominciata, allora, la serie delle recriminazioni e delle accuse, dei colpi bassi e degli ammonimenti: «Valeva la pena», esordisce il Premier, «da presidente della Camera, eletto con i voti della maggioranza, fare da contrappunto quasi giornaliero con dichiarazioni di contenuto politico?!» L'inquilino di Montecitorio dalla prima fila in platea reagisce, punta il dito contro il suo interlocutore, si alza minaccioso e ribatte colpo su colpo, evocando un odio rancoroso che la diretta televisiva amplifica in misura ancora maggiore: é veramente la fine di un'epoca!
«Attenti perché da adesso ci saranno scintille in Aula!» è la minaccia che il Presidente della Camera sibila al fedelissimo Bondi, affinché la riferisca a chi di dovere, nel lasciare l'auditorium. È ovvio che la guerra si sposta in altri ambiti, avendo Fini riscontrato la sua marginalità nel movimento che ha contribuito a fondare. Adesso il campo di battaglia saranno i provvedimenti del Governo, soprattutto quelli in tema di giustizia, potendo l'ex capo della destra, contare su una sua fedelissima come Giulia Bongiorno a presiedere la Commissione Giustizia di Montecitorio. Lo «spettacolo indecoroso» visto dal segretario del PD Bersani, preoccuperebbe seriamente anche il Presidente della Repubblica giacché da "politico" rischia di diventare "istituzionale". In ogni caso stia tranquillo il popolo di centrodestra. Per un sodalizio che si rompe, un altro se ne costituisce: finalmente Alessandra Mussolini e Daniela Santanché, proprio ieri, hanno fatto pace. E per dimostrare il loro nuovo sentimento di amicizia, escono abbracciate da quel coacervo d'odio che era stato, fino a poco prima, l'auditorium della conciliazione di Roma. Written by Simone Muti  published by Manager_Igor Scarabel La redazione di InformazionePura.it, pur facendo un grande controllo dei contenuti che pubblica, non si assume nessuna responsabilità in merito agli stessi. Infatti, è l'autore dello stesso articolo che si prende la piena responsabilità legale ed amministrativa dei contenuti pubblicati in esso (testo, foto, e vari). rottura pdl, popolo della libertà , scontro fini berlusconi, berlusconi, fini, centro destra |




Il Presidente del Consiglio partecipa alla zuffa da par suo, lo incalza sul comportamento tenuto per le regionali di stare lontano dalla campagna elettorale pur di apparire super partes e, in un crescendo che ha il sapore drammatico di un'opera wagneriana, intima: 





