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ITALIA: SOLO UNA PENISOLA O ANCHE UNO STATO UNITARIO? PDF Stampa E-mail

Italia vista dal Satellite

 

Il presidente Napolitano, in visita oggi a Marsala nel quadro delle manifestazioni per l'anniversario dei centocinquanta anni dall'avvio dell'unità nazionale, si è prodotto in importanti ammonimenti.


Giudica le tendenze alla secessione, alla frammentazione, a un particolarismo forzato veri e propri salti nel buio.

Pensa ad Europa e a un'Italia che non possono ridursi a uno spezzatino di regioni che comunicano a casaccio, così come il vento tira.

Richiama il valore della storia e auspica un nuovo patto fondativo per la nostra nazione.

Si può dargli torto?

Guardatela la nostra penisola: è solo geografia o anche storia, incontro di genti,  di culture e destino comune?

Bisogna proprio relegarli nel mujseo delle cere i Mazzini, i Garbaldi e i Cavour?

E coloro che hanno riscattato con la Resistenza e con la stesura e l'approvazione del Carta Costituzionale un 'intero popolo che si era perso dietro le fascinazioni e le vilolenze della dittatuira fascista, dove li mettiamo?

Si tratta davvero di roba vecchia da gettare o da portare al rigattiere perchè ne faccia quel che crede?

Le piccole patrie abbondano, in questa Europa già abbastanza ridotta a mosaico di infinite tessere: è il portato della paura che circonda la globalizzazione forzata.

Si tratta del desiderio di ritagliarsi un'identità qualsiasi, magari già persa per strada e ricostruita a forza di slogan.

Chi ha fermezza e valore in sè non ha necessità di chiudersi e di blindare il proprio piccolo mondo.

E' chi ha poca sostanza che punta sulla retorica dei luoghi e non vede le aperture, i contatti e gli scambi cui va ricondotta l'intera vicenda di cui siamo parte.

Il federalismo, cari lettori, non è stato inventato in questi ultimi decenni: ne trattavano già Gioberti e Cattaneo nel corso del processo risorgimentale ed era una nozione viva anche alla fine dell'ultimo conflitto mondiale.

Chi lo pensava e voleva, tuttavia, non lo rieputava una panacea per tutti i mali e non lo poneva in contrasto conn un progetto unitario che a tutti, proprio a tutti, stava a cuore.

Ciascuna generazione può anche mutare la storia, ma non è logico che lo faccia su basi deboli e radici divelte.

Si può procedere verso una struttura federale, senza per questo negare allo Stato la sua matrice unitaria, solidale e coesa.

Le piccole patrie sono tendenzialmente deboli e appaiono costrette, per giustificarsi, a negare e ad iignorare i vasti legami che le hanno influenzate e formate.

In un mondo già di per sè complesso, serve chi sa cooperare più di cjhi pensa a dividere e la storia va conosciurta, prima di volerla rifiutare in blocco.

Non ci si deve consegnare alla paura e a chi la sfrutta: provate a rileggere il Risorgimento con occhi sgombri dai pregiudizi; si tratta di una grande vicenda non solo italiana ma anche europea.

Bene ha fatto, quindi, il presidente Napolitano a difendere la nazione unitaria, senza esaperarne i contenuti, aprendo al dibattito.

Serve un nuovo paese, più lintegrato, meglio governato e onesto, rispettoso delle autonomie ma anche dei tratti e dei bisogni comuni.

Il resto fa parte di una cattiva retorica: basta fare un poco di ricerca sui cognomi usati in ciascun luogo per capire quantri intrecci complessi si sono verificati nel corso dei tempi.

Guardiamo invece all'Europa e crerchiamo di fondarla su basi più democratiche e partecipate: è questo il vero orizzonte dei nostri problemi.

E non chiudiamo le porte al mondo: solo se lo capiamo, possiamo davvero affrontarne le sfide.


Sergio Tazzer il ligure

 
Giovedì 24 Maggio 2012 08:45
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