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| LA POLITICA SPREGIA LA CULTURA: IL PAESE CRESCE? |
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 Sì: è proprio un buco nero quello che l'Italia riserva alla sua cultura. Â
Ed è la politica a volerlo: da anni, ma mai come oggi, in tempo di crisi e di demagogia sfrontata. Dal cinema alla lirica e ai teatri musicali è un continuo grido di dolore. Dimenticati e offesi. Il nostro paese spende lo 0,23 del proprio PIL per la promozione della cultura e l'1,04 per la ricerca (di fronte al 2% della media europea). Cercate le classifiche e vedrete che siamo indietro e sempre indietro. E che ne dite del come viene trattato il nostro patrimonio artistico e ambientale? Per chi governa è sempre meglio un bel condono, la tolleranza diecimila per l'abusivismo e lasciare ai pochi volonterosi il prendersi carico delle bellezze nazionali. La scuola vi convince, con i suoi periodici tagli? E' il futuro dei nostri figli! Un bel decreto, ha inventato il ministro Bondi, per risolvere le questioni dei teatri e delle fondazioni musicali. Discutere, in Parlamento e fuori, è inutile e pericoloso. Bisogna risparmiare e promuovere l'intervento massivo dei privati. Il settore protesta come non mai ed era già accaduto con il cinema. Ieri c'è stata la ben conosciuta e ammirata Carla Fracci, la quale, durante la manifestazione sindacale promossa nel Teatro lirico di Roma, ha assalito il sindaco Alemanno che presenziava, dandogli del farabutto. La si vuole sostituire alla direzione del Corpo di ballo e fin qui tutto lecito, anche se un poco o un molto  azzardato. Ma non la si è ricevuta e ascoltata da mesi, come se si trattasse dell'ultimo collaboratore del teatrino di una piccola comunità di ignoranti indefessi.
La cultura è solo spesa? Non è forse promozione del paese e baluardo contro l'imbarbarimento dei costumi? Meglio Anemone o Saviano? Decidete voi in quale paese volete vivere. E se siamo agli ultimi posti per investimenti europei nella grande sfida scientifica e tecnologica, credete che potremo andare lontano? Dante, Galieleo e Leonardo ci rappresentano certo meglio dei mitici furbetti del quartierino. Dovremmo essere pari alla nostra tradizione più elevata e promuoverla nelle realtà e personalità che ancor oggi ci sono e la rappresentano: siano geni o anche semplici e proficui lavoratori nei campi della scienza, dell'arte e della cultura. Di certo è più facile manipolare le persone abbindolate dal cicaleccio televisivo piuttosto di chi dedica tempo al conoscere e creare.
Eppure, concludo, qualsiasi cittadino può capire che se si riduce e si comprime la cultura si fa morire un paese. Provate a pensarci. Written by Sergio Tazzer, il ligure   modificated by Manager_Igor Scarabel Â
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