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| PSICOLOGIA DELLE "GROUPIES" DEI SERIAL KILLERS |
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 Recentemente abbiano assistito al matrimonio di Donatella Papi ed Angelo Izzo (il condannato "massacratore del Circeo").
 Questo "amore diabolico" non è affatto un caso isolato, anzi, esistono approfonditi studi sull'argomento. Richard Ramirez, Ted Bundy, John Wayne Gacy sono alcuni tra i più famosi serial killers che potevano contare su di un nutrito seguito di "pollastrelle" che avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di vederli dietro una grata o di toccar loro un dito. Esiste un vero e proprio fenomeno chiamato "Serial killers groupies". In genere associamo al ternome "Groupie" quello di "fan, sostenitrici" nell'idea sessantottina di rockbands, follie da star e promiscuità . Le "amanti" in tutti i sensi, delle rockstars. Si tratta della stessa cosa.
La rabbia incontrollabile, la furia diabolica, l'istinto omicida possono avere un certo "fascino". Esistono (e sono documentate) donne che amano queste figure a tal punto da desiderare addirittura il matrimonio ed, in alcuni casi, celebrarlo (e consumarlo) in prigione. La letteratura psicologica ed antropologica non si è risparmiata a riguardo. Uno tra i tanti il libro del 1991 di Sheila Isenberg "Women who love men who kill" (tradotto letteralmente: "Donne che amano uomini che uccidono"). Le motivazioni che sottintendono a questa ossessione sono di diverso genere. In parte queste donne sono attratte dal potere e dalla forza che questi assassini hanno (e dimostrano), quasi potessero rubare parte del loro smisurato ego per rinforzare il proprio, generalmente molto debole. Passano ore in attesa al penitenziario per vedere, anche solo per pochi minuti, il loro amore, con una forma di devozione a tratti inquietante. Così facendo acquistano di riflesso fama e popolarità che non fà che rafforzare il legame con il "partner". Passano dall'essere "nessuno" all'essere "Qualcuno". Tipicamente femminile è un altro approccio psicologico ovvero quello che le vede "redentrici", quasi fossero in grado di portare alla luce dagli abissi anime e cuori così intrisi di Male, quasi un gesto materno a consolare il "bambino abusato" che spesso si nasconde nel passato dei serial killers.
 Talvolta i sentimenti che spingono queste donne a coltivare un amore così bizzarro non sono molto diversi da quelli che hanno scatenato la "macchina omicida". Donne con patologie represse di violenza che non riescono a mettere in atto e vedono nel partner la realizzazione di ciò che non sono in grado di essere, ammirandoli ed idolatrandoli in barba alle atrocità commesse. Poche, ma presenti, sono le donne affette da sindromi di masochismo estremo che vedono "con la luce negli occhi" il killer come un possibile "compagno".
Si tratta di masochismo "teorico" e "psicologico" in quanto la quasi totalità di questi amori sono vissuti attraverso le sbarre. Non è da trascurare la "Sindrome della Bella e la Bestia", ovvero il sottile piacere di avvicinare "mostri", che terrorizzano i più, per scovarne il lato "dolce e puro" (?). Infine si può trattare di donne che hanno un'autostima pressochè inesistente e vedono nell'uomo carcerato l'unica possibilità rimasta per creare un legame d'amore. L'amore può tutto, è vero, ma allo stesso modo può la pazzia, lo squilibrio e la mitomania.. Written byElena Zannoni  modificaated by Manager_Igor Sccarabel
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La figura terrificante del serial killer non incute timore a tutti.
E' una necessità di sentirsi sottomesse a qualcuno che può (ed ha dimostrato pubblicamente) annullarle fisicamente ed emotivamente.





