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| PHISHING: L' ILLECITO SGUAZZA NELLA RETE |
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Oggi il subdolo Lupo Cattivo non si traveste più da nonnina bisognosa, ma da ben noto istituto di credito, assumendone logo, sito web e ogni altro segno distintivo che induca l’ingenua e servizievole Cappucetto Rosso che naviga in Internet a fornire fiduciosa al malintenzionato i propri dati riservati per l’home banking (PIN, password, numero di carte di credito, informazioni su account personali). Il Lupo Cattivo della Rete è il cosiddetto “phisher”, che con il semplice invio di ... ... un’e-mail del tutto credibile, per grafica e per il rimando a una url ingannevole che richiama quello della propria banca (un po’ meno credibile sarebbe invece questa stessa e-mail dal punto di vista di grammatica e sintassi italiana…) carpisce informazioni utili ad attingere ai conti correnti altrui.
Il “phishing” è espressamente definito e prescrivibile nell’ordinamento giuridico italiano? Il bottino di queste battute di pesca online non finisce subito nelle tasche dei truffatori, che altrimenti sarebbero facilmente rintracciabili, ma viene versato sui conti correnti di prestanome più o meno consapevoli, reclutati via mail con una falsa offerta di lavoro da parte di società fantasma. Una di queste si chiama A.T. e nella proposta di adescamento scrive che sta cercando Customer manager che dovranno “collaborare con il sistema bancario”. Stipendio superiore a 2mila euro al mese. Le azioni di phishing sono opera di organizzazioni criminali soprattutto romene e bulgare. Di solito il regista dell’organizzazione si trova in Italia ed è quello che dà i tempi agli altri “attori”. I primi a entrare in scena sono gli spammer (chi invia email di phishing, ndr) e si trovano all’estero. Ci sono poi i “tecnici” che nel giro di pochi minuti con i dati bancari trasferiscono online le somme ai prestanome. Quando questi ultimi entrano in azione, la farsa è ormai compiuta. Il riciclaggio di denaro è un reato che il Codice penale punisce con pene da 4 a 12 anni di reclusione e con multe fino a 15mila euro. Il gioco vale la candela? “All’inizio, quando la cosa non era ancora diffusa, capitava che qualcuno non si accorgesse di essere di fronte a un lavoro-truffa, ma ora in tempi di crisi fa comodo guadagnare così facilmente”, spiega Sabrina Castelluzzo, vicequestore aggiunto della Polizia postale.
Written by oyà superviwed by Andrea Turi |










