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Piano Romani: il Governo allarga il digital divide? PDF Stampa E-mail

Piano Romani: il Governo allarga il digital divide?

La notizia ha colto tutti di sorpresa: nessuno si aspettava la decisione del Governo Italiano di “congelare” gli 800 milioni di euro stanziati dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), promessi e destinati al completamento dei fondi necessari per far partire il Piano Romani per ...

l'abbattimento del digital divide. Questi finanziamenti sarebbero dovuti essere investiti nell'ammodernamento e nello sviluppo di una rete telematica a banda larga capace di fare dell'Italia un paese moderno.

 

IL PERCHE' DELLA DECISIONE – A fare da portavoce per il Governo è Gianni Letta che non si nasconde e difende la scelta fatta (quella di congelare i fondi) ammettendo che la lista delle priorità è cambiata e al momento il Governo preferisce aumentare le risorse destinate agli ammortizzatori sociali e alla risoluzione del problema occupazione. Insomma, la crisi economica dalla quale ci dicono siamo quasi fuori ha cambiato le carte in tavola ma lo stesso Letta rassicura tutti quando dice che i fondi non sono né ritirati, né estinti, sono solo al momento congelati e rimangono disponibili per l'attuazione del Piano Romani.

IL PIANO ROMANI, COS'E'? - Il piano di sviluppo della banda larga, che prende il nome da Paolo Romani, deputato “piediellino”, ha come scopo quello di aumentare la capacità del trasferimento dei dati, portare la connessione ad alta velocità nel maggior numero di case italiane possibili e ridurre il numero degli utenti che per adesso stanno vivendo in una sorta di apartheid tecnologico – digitale.

Il Piano messo a punto prevede che entro il 2012 tutti i cittadini abbiano una connessione alla rete capace di far navigare gli utenti ad una velocità tra i 2 e i 20 Mbps: si stima che nel primo caso rientrino il 4% degli utenti e nel secondo il 96%. Da ricordare che in Italia il 5% della popolazione non ha nessun accesso ad internet, il 12% ha una connessione che permette un traffico dati con una velocità inferiore ai 2 Mbps indicata da AGCOM come soglia minima per un paese moderno.

Ma questi 800 milioni di euro a cosa dovevano servire? Dovevano completare il finanziamento per poter coprire le spese del progetto, stimate in 1,47 miliardi, andandosi a sommare a fondi europei e investimenti privati. Il Piano prevede opere civili di ammodernamento delle linee oltre che sviluppo di tecnologie telematiche, acquisto di software e hardware.

IL MINISTRO BRUNETTA – Tra i componenti del Consiglio dei Ministri, quello più colpito dalla decisione del Governo è senza dubbio alcuno Renato Brunetta: il suo progetto di migliorare l'organizzazione delle pubbliche amministrazioni puntando su uno minore spreco e una migliore gestione delle risorse faceva dell'uso e della diffusione del dato digitalizzato il suo core. La volontà di lanciare un e-governement entro il 2012 sembra adesso subire un rallentamento. Di fatto, le pubbliche amministrazioni avrebbero un notevole beneficio dalla banda larga e dall'uso diffuso di internet: pensare che solo il 35% delle amministrazioni ha una casella di posta elettronica certificata e che solo il 9% dei comuni presenti su suolo italico offre la possibilità di pagare on line ai contribuenti.

Il ministro rassicura però tutti dicendo che i fondi verranno sbloccati entro la fine dell'anno e che la lotta per abbattere il digital divide è un'occasione unica che ha l'Italia per mettersi al passo con gli altri paesi europei sul fonte tecnologico e una enorme opportunità di lavoro per le imprese nazionali. Un esempio su tutti: in Finlandia, l'ADSL è percepita come un servizio universale tanto da essere un diritto garantito dalla Costituzione.

La riforma digitale delle pubbliche amministrazioni porterebbe ad un risparmio di circa 5 miliardi di euro (ben poca cosa se confrontati agli 800 milioni che il piano Romani necessita adesso).

CONFINDUSTRIA – Anche l'assemblea degli industriali la pensa come il Ministro Brunetta: investire in banda larga ha un ritorno economico non trascurabile. Dati diffusi dall'OCSE e portati a testimonianza della bontà della causa dicono che per ogni euro investito nella banda larga si ha un ritorno di 4 euro (in media) sul PIL nazionale. Per di più, l'attuazione del Piano Romani darebbe lavoro a 4 mila ingegneri, 11mila tecnici, 13mila operai specializzati, 15mila operai comuni e 6mila impiegati.

LE PREOCCUPAZIONI DELL'AGCOM – L'Autorità di Garanzia delle comunicazioni, nella persona del suo presidente Corrado Calabrò, è preoccupata dell'evolversi della situazione e del blocco deciso dal Governo. Secondo Calabrò è irresponsabile pregiudicar il futuro delle nuove generazioni non investendo sulla banda larga e aggiunge che <<Bisogna fare una rete in fibra ottica che garantisca una velocità di 50 megabit. Il sistema delle telecomunicazioni è stato l'unico nel mondo ad avere redditi soddisfacenti anche in piena crisi.>>

Ed è proprio sul piano dello sviluppo delle NGN (next generation network) che dovrebbero garantire una velocità di connessione tra i 50 e i 100 Mbps che l'AGCOM ha deciso di fare un passo avanti prima degli altri fondando il Comitato NGN Italia che ha lo scopo di sensibilizzare i potenziali interessati sui vantaggi di una banda larga a notevole capacità e di reperire fondi e finanziamenti per programmarne lo sviluppo.

Written By Andrea Turi ... modificated by Admin GAT

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