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LAVORO E BENESSERE:STIAMO BENE DA MORIRE.. PDF Stampa E-mail

LAVORO E BENESSERE: STIAMO BENE DA MORIRE

 

I dati statistici riguardanti la nostra salute fisica sono più che confortanti. La vita media si è allungata fino agli 84 anni per le donne e fino ai 79 per gli uomini, la mortalità per le patologie neoplastiche e cardiovascolari si è ridotta drasticamente fino all’80% negli ultimi anni, grazie ai progressi della ricerca scientifica e ad una capillare diffusione di una cultura della prevenzione.

I protocolli medici della Sanità ci informano come fare per acquisire una qualità di vita che ci accompagni belli, sani e forti fino alla morte che la scienza spera di sconfiggere quanto prima, ignorando il perché filosofico della nostra fine. Su questo ultimo obiettivo,  speriamo tutti segretamente in un fallimento...

...Sarebbe estremamente noioso diventare eterni, o meglio, prolungare in eterno i problemi che affliggono da sempre l’umanità, a partire dalle risorse disponibili da ripartire equamente a livello economico e alimentare, sempre che la terra superi il disastro ambientale a cui sta andando incontro, grazie o a causa del progresso.

Longevi, sorridenti e plastificati per una vita fatta di benessere, grazie al benessere. Tutti protagonisti di uno spot pubblicitario per una vita da mordere o da bere. Proprio per stare benissimo, anzi meglio, dentro ci siamo ridotti a pezzi. Il sistema economico che ha prodotto questi ideali di consumo è collassato e il mondo del lavoro, inizialmente finalizzato all’impiego delle risorse umane come capitale da valorizzare e a cui dare dignità, ha invertito il suo scopo sociale, rendendosi solo strumentale all’acquisizione di denaro per i consumi e quindi creare profitti.

Il lavoro come ideale etico di una nazione, volto a garantire non solo la sussistenza, ma soprattutto valore e centralità all’Essere Umano, è tramontato definitivamente, creando disagio e malessere interiore che altre statistiche più allarmanti stanno incominciando a diffondere. L’attuale crisi economica che sta creando disoccupazione in maniera crescente, si è sommata alla cultura della precarizzazione del lavoro introdotta dai nuovi contratti che regolano già da qualche anno i rapporti dell’impiego privato. Le realtà produttive, ancor prima di questa congiuntura negativa, hanno cominciato ad avvalersi di procedure di licenziamenti surrettizi sotto forma di prepensionamenti, dimissioni incentivate ed  esternalizzazioni fittizie a lavoratori nel pieno della loro vita produttiva, creando malessere sociale e costi enormi addebitati alla sanità, alla previdenza pubblica e quindi allo Stato.

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ci rivela una realtà drammatica e ancora poco conosciuta sul mobbing aziendale. Nel 2005, il 22% dei lavoratori degli stati della UE, pari a 18,4 milioni di persone,  risultava colpito da stress di carattere post traumatico da lavoro, con un costo economico annuale stimato in 20 miliardi di euro che rappresentano il 3-4% del PIL degli stati membri.

In Italia, il problema del disagio psicologico e delle patologie legate allo stress di carattere post traumatico indotto da malsani comportamenti sui luoghi di lavoro è già considerato un fenomeno sociale da affrontare nel prossimo futuro. Nel 2008 la stima dei costi diretti e indiretti di questa patologia, effettuata dalla Corte di Cassazione era di 792 milioni di euro,l’INAIL a cui sono arrivate negli ultimi due anni più di 41.000 segnalazioni, ha riconosciuto detta patologia come malattia professionale. Dunque, la sicurezza sui luoghi di lavoro, quando non è del tutto elusa (in toscana nell’ultimo anno le morti bianche sono aumentate del 17%), è subdolamente compromessa dai mobber all’interno delle aziende che con questo discutibile strumento di management fanno pagare un costo altissimo agli interessati in termini di danni esistenziali e all’intera collettività in termini di costi economici.

I dati del Servizio di Salute mentale della ASL di Firenze riportano che le diagnosi per le patologie riconducibili allo stress da mobbing hanno raggiunto ormai, il 40/45% del totale dei pazienti e sono in costante crescita. Nel primo semestre del 2009 sono quasi raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I pazienti più colpiti da questa sindrome sono i dipendenti di imprese private, vittime di una competizione sfrenata e di un clima aziendale modulato su precarietà e paura di perdere il lavoro. Tutto sommato,è giusto dire che stiamo bene da morire.

Written by Marina Berardinelli...published by manager_alessandrobechis

La redazione di InformazionePura.it, pur facendo un grande controllo dei contenuti che pubblica, non si assume nessuna responsabilità in merito agli stessi. Infatti, è l'autore dello stesso articolo che si prende la piena responsabilità legale ed amministrativa dei contenuti pubblicati in esso (testo, foto, e vari).

LAVORO SALUTE SANITA' PREVENZIONE MEDICI

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Giovedì 24 Maggio 2012 10:29
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