IL VERO TERRORE (parte 1) Stampa

buio

 

Avete mai avuto un istante della vostra vita dove il terrore più puro si è impossessato di voi? Non semplice paura, quella che ti fa dire semplicemente "Oh, che paura che ho avuto!", ma quella che ...

 

... ti fa rimanere senza parola, quella che non riesci a dire nulla talmente tanto è il terrore che si è impossessato di te!

Se questa domanda l'aveste posta a me qualche giorno fa, vi avrei detto che no, non avevo mai provato un terrore così immenso, ma ora... 

Forse un pò più curioso di alcuni, e un po' più imprudente di altri.

E forse è stato proprio questo mio lato del carattere a farmi vivere l'esperienza che sto per raccontarvi.

Se ben ricordo il tutto era accaduto di sabato, o forse domenica.

Ora non ricordo bene, comunque un giorno in cui ero a casa dal lavoro e avevo deciso di passare il pomeriggio girando per dei negozi del mio paese.

State tranquilli, non vi racconterò ogni singolo negozio e ogni amico che ho trovato. Non è mio intento annoiarvi a morte raccontandovi una comune giornata.

Voglio trasmettere anche a voi un pò della paura, sperando di trovare in voi una spalla su cui sfogarmi. Anche io sono sempre stato convinto che andare in giro per i negozi non fosse un'attività poi così rischiosa... ma quel pomeriggio ero stato colpito da una cosa.

Il motivo preciso mi è sconosciuto, anche perché non è nulla di strano quello che ha catturato la mia attenzione.

Una persona.

Ma non aveva nulla di particolare.

Mentre camminavo ho incrociato il suo sguardo, e mi ha colpito l'odio e la cattiveria che ho visto negli occhi di quel signore.

Non la barba o i baffi bianchi.

Non la sua andatura gobba.

Ma i suoi occhi.

Vi è mai capitato di vedere una persona per la prima volta e semplicemente da uno sguardo riuscire a capire il carattere dell'individuo?

Poi magari vi rendete conto, dopo aver parlato e fatto conoscenza con questa persona, che l'apparenza in realtà vi ha ingannato. Ma io non posso ancora dimenticare l'odio e la cattiveria che quegli occhi mi hanno trasmesso.

Ma non abbassai lo sguardo.

   

Una specie di forza mi spingeva a continuare a osservarlo.

Fortunatamente stavamo camminando tutti e due, in direzioni opposte, e l'incrocio dei nostri sguardi durò solamente un istante. Ma non la curiosità.

La mia curiosità. Ah, quanto non vorrei essere una persona così curiosa.

Per tutto il pomeriggio nella mia testa continuavano ad aggirarsi pensieri su quello che quella persona poteva aver passato nella sua vita. Del motivo per cui tanto odio venisse trasmesso dal suo sguardo.

Giuro, tutto il giorno ci pensai.

So che ad alcuni di voi potrei sembrare un pazzo, uno psicopatico. Ma forse se queste domande continuavano a farsi strada in me, un motivo doveva esserci.

Forse fu proprio il destino a farmi incrociare questa persona nuovamente in serata, prima che potessi andarmene a casa.

Non posso dirvi che ore erano perché non è mia abitudine continuare a consultare l'orologio. Ma era quasi ora di cena.

Ricordo che stavo andando verso il parcheggio dove avevo lasciato la mia macchina, quando in lontananza rividi la figura gobba che si avvicinava a me.

Forse volevo provare ad accertarmi se il suo sguardo poteva realmente farmi riprovare la paura che avevo provato prima, o se semplicemente era stata una mia sensazione ingiustificata.

Così, mano a mano che si avvicinava cercai il suo sguardo.

La sensazione era sempre la stessa.

Odio, tanto odio nei suoi occhi. E tanta malvagità. Ma questa volta un altro particolare attirò la mia attenzione.

Nessuno ci avrebbe fatto caso se non avesse osservato la persona con la stessa attenzione mia. Ma dal lato sinistro del labbro inferiore un rivolo di liquido rosso, e non immaginate quanto vorrei dirvi che fosse solo del vino, scendeva e imbrattava la barba. Subito la mia curiosità tornò con più insistenza di prima.

Ora volevo sapere… Lasciai che lui passasse oltre a me, ma poi con molta indifferenza mi voltai per vedere dove andava.

Inizia a seguirlo da lontano, cercando di non farmi notare. Mi sentivo un bambino stupido che giocava alle spie… ma dentro di me sapevo che non era un semplice gioco. Il suo passo era molto lento.

Era zoppo da una gamba, e la gobba non lo aiutava di sicuro ad avanzare con più decisione. Sempre meno persone erano presenti per le vie, sia perché si stava avvicinando l'ora di cena, sia perché lui stava percorrendo vie sempre più lontane dal centro, e a me sempre più sconosciute.

La paura che fossi visto aumentava a ogni passo, e la tentazione di smettere questo stupido inseguimento era sempre più viva in me. Ma ahimè, non abbastanza viva.

Vi voglio raccontare quello che  mi è successo, ma il solo ripensarci mi fa tremare.

Vedete, io sono una persona normale, una delle persone che osservate per la strada e che ignorate perché non c'è nulla in me che può colpire particolarmente.

Uno come voi.

Written by Mauro Guenza   modificated by Manager_Igor Scarabel  

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